Alfredo Giovine

 

Alfredo Giovine
Alfredo Giovine

Nello “scrigno” dei personaggi illustri e verseggiatori del dialetto barese, c’è un Grande che ha servito Bari senza servirsene: Paolo Alfredo Giovine. Il sottoscritto, è stato suo discepolo e lo ricorda sempre, in ogni occasione che si presenti (serate di poesie, dibattiti sul dialetto, incontri sulla storia locale, rappresentazioni folcloristiche, quando si accenna alla musicografia barese e no, a programmi radiofonici, televisivi e nei siti web dedicandogli la maggior parte delle trasmissioni e degli articoli).Alfredo Giovine è ancora una figura veramente illustre della nostra città, nacque a Bari (non poteva nascere altrove) il 2 aprile 1907 in Via Benedetto Cairoli 112. Frequentò la scuola fino al 3° istituto tecnico, ma già da ragazzo dimostrò di essere pervaso da nobile passione per la musica mai affievolita nel tempo. Studiò canto dal 1920 al 1925 con il m° Cesare Franco che lo ebbe sempre caro per il suo carattere allegro, cordiale e leale. Frequentò molto anche lo sport partecipando sin dall’età di 15 anni, a un’importante manifestazione: «2° Giro Podistico Notturno di Bari» arrivando 11° dove gareggiarono i migliori atleti pugliesi; era il 31 dicembre 1922 «Maratona di San Silvestro». Nel dicembre 1925 all’età di 18 anni e otto mesi si arruolò volontario nel «4° Reggimento Bersaglieri» di stanza a Torino dove tenne alto il nome di Bari vincendo tutte le gare sportive e comportandosi da soldato impeccabile meritando l’appellativo “Bersagliere di Bari”. Congedatosi con il grado di sergente diede un segno evidente nell’azienda paterna d’autotrasporti e spedizioni. Dal 1930, impegnandosi in ricerche di carattere musicale, seppe di dati ed elementi interessanti poco conosciuti o sconosciuti riguardante il mondo della musica in generale e pugliese in particolare. Scoprì, inoltre, meschine brutture e plagi letterari in buona parte esposti al pubblico giudizio. Più di mezzo secolo si occupò della vita culturale: bibliografia, storia, letteratura, musica, teatro, folclore, usi, costumi, cucina, onomastica, dialetto e quant’altro riguardasse la sua città. Nel 1960 fondò la «Biblioteca dell’Archivio delle Tradizioni Popolari Baresi» con l’inserimento della sezione «Civiltà Musicale Pugliese» allo scopo di divulgare gli aspetti sconosciuti di Bari e della Puglia colmando le lacune esistenti, specialmente, in enciclopedie nazionali ed estere. In modo particolare si dedicò alla storia di teatri musicali di Bari, italiani e stranieri realizzando oltre una decina di pubblicazioni con preziose notizie e rilevanti rettifiche come il «Bolscioi» di Mosca, per il quale stabilì la vera storia di quell’edificio teatrale. Fu corrispondente da Bari nella famosa rivista «Opera» di Londra dal 1967 al 1971. I suoi libri e opuscoli, più di novanta (la maggior parte hanno una singolarità poetica di due quartine in dialetto dedicate al capoluogo pugliese, inserite dietro la copertina e, in modo particolare, nell’elegante e raro libro «Bari la zita mè». Una dedica, un inno alla sua amatissima città: “U amòre mì sì TTu. / Iì pènze sèmb’a TTè / BBare du core mì / Tu sì la zita mè. / E qquànn’arrìve magge / Iì sènghe attùrn’a mmè / Ca l’àrie, mare e rrose / Addòrene de Tè”), sono conservati nelle maggiori biblioteche statali, provinciali, comunali, universitarie e in quelle dei conservatori di musica, in Italia e all’estero. Collaborò assiduamente con un migliaio d’articoli, studi e interventi a numerosi quotidiani, periodici, riviste locali, regionali, nazionali ed esteri, in special modo a «Il Tempo» di Roma (dal 1954 al 1981), «Metropoli» di Bari (dal 1959 al 1966, firmandosi in alcuni articoli con lo pseudonimo «Mèste Lachiòppe»), «La Gazzetta del Mezzogiorno» (dal 1979 al 20 agosto 1995) collaborando come pubblicista e, nel quarantennio precedente, con interventi discontinui. Negli anni ’80 fu entusiasta sostenitore dell’attività editoriale dei fratelli Giuseppe e Stefano Laterza con l’avvio di una serie pregevole di libri sulla città di Bari e, ispiratore di tanti altri progetti editoriali. Cooperò pure per le pubblicazioni di volumi con i seguenti editori: Arnaldo Mondadori, Martello e Sugarco di Milano, Arnaldo Forni di Bologna, Giunti e Sansoni di Firenze, Centro Studi Baresi, Franco Milella di Bari, Levante-Cavalli di Bari, Schena di Fasano. Giovine si occupò anche di epigrammi e aforismi con i titoli: «Scarabocchi» e «Le Massime di un Minimo» stampati dalla tipografia F.lli Savarese di Bari nel 1964. Su invito di Marcello Marchesi (il popolare personaggio televisivo «Signore di mezz’età» degli anni ’60/’70), per circa dodici mesi coadiuvò ad una rubrica umoristica del settimanale «Amica». Con il quotidiano, il «Il Tempo» di Roma per circa due anni, con il figlio Felice, collaborò ad una rubrica nella quale, grazie alla conoscenza del mondo dell’opera, anticipavano le soluzioni di quiz operistici agevolando i lettori per una facile vittoria. Nel «Radiocorriere» invece, per un paio d’anni, rettificò errori di musicografi e musicologi di quella rivista suscitando un simpatico interesse da parte dei lettori. Il 3 marzo 1990, nella Sala delle riunioni del Palazzo della Provincia di Bari, gli fu conferito il «Premio Letterario Internazionale di Cultura-Puglia 1989» dal «Centro Studi Tradizioni Popolari di Puglia, Basilicata e Calabria» diretta dal prof. Franco Noviello. Nel 1993 «La Stampa» di Torino pubblicò come inserto, per più di un mese, la raccolta di «Proverbi Pugliesi» in collaborazione con l’editore Giunti di Firenze, alfine di incrementare le vendite del quotidiano torinese in Puglia e ci riuscì degnamente. Ma non tutti sanno che il Giovine fece inserire, collaborando con i suoi interessanti scritti e notizie sulla storia della musica, la voce «Bari», nel «Dizionario Enciclopedico Universale della Musica e dei Musicisti-1989» dell’«UTET» e nel più importante dizionario musicale in tedesco: «Die Musik in Geschichte und Gegenwart-1994». Negli ultimi anni Alfredo Giovine si occupò anche del teatro dialettale barese, dando alle popolari “stòrie” di una volta, il linguaggio teatrale in modo da evidenziare maggiormente le particolari curiosità, la fantasia, le trovate, le arguzie del popolino barese. I tre lavori compiuti: “La stòrie de Mìinze Cule”, “BBon ggiòrne o cchiù ffèsse” e “La stòrie de na chenèsse”, furono rappresentati, in riduzione teatrale: “Stòrie e Patòrie”, da Vito Signorile, in Prima Nazionale il 9 giugno 1996, al «Teatro Abeliano» di Bari, a conclusione della rinata «Piedigrotta Barese». Giovine, dunque, oltre che storico, musicografo, demologo, dialettologo, fu anche affermato poeta popolare. Nel 1963 pubblicò una raccolta di poesie in dialetto barese dal titolo “Pulpe Rizze” (nel 1981 fu ristampata la 2ª edizione dai F.lli Laterza), altri suoi componimenti poetici sono stati inseriti in libri e articoli e altri ancora rimasti inediti, com’è inedito il «Vocabolario Dialettale Barese». Le poesie del popolare verseggiatore si rifanno alla musicalità della rima e sembrano aver spiccato il volo da qualche rugoso vicolo della vecchia Bari ove lo spirito della musa popolare delle antiche maggiolate ha lasciato il suo segno. Per cui, nelle sue rime non si coglie mai qualche corpo estraneo ai genuini aspetti tipici del nostro passato, così odorosi di pane casereccio, quando era sfornato dalle vecchie bocche a fuoco vivo di Bari Vecchia. Alfredo Giovine è morto il 25 agosto 1995 all’età di 88 anni. Per riconoscenza e ricordarlo negli anni, la Giunta Municipale, il 29 giugno 2000 con delibera n° 779 gli ha dedicato il tratto terminale dell’attuale Strada Adriatica che si sviluppa dopo il complesso balneare “Il Trullo” finendo all’altezza dell’ex “Camping San Giorgio”. La mattina del 24 marzo 2001 all’inaugurazione della nuova denominazione stradale Via Alfredo Giovine (demologo 1907-1995), erano presenti, un folto pubblico di estimatori, curiosi, conoscenti: giornalisti della carta stampata e radiotelevisivi, musicologi, scrittori, commediografi, attori, registi, editori, poeti, insegnanti, operatori culturali, autorità comunale e provinciale, familiari e una rappresentanza di bersaglieri. Il 16 dicembre 2005, in occasione del decennale della sua morte è stato pubblicato, grazie al figlio Felice, «Il Dialetto di Bari» (grammatica-scrittura-lettura) di Alfredo Giovine a cura di Felice Giovine edito da Edizioni Giuseppe Laterza. Un libro autorevole nel quale l’autore già da quarant’anni auspica un’uniformità di segni ortografici perché, tuttora, ognuno scrive un dialetto proprio ignorando le più elementari nozioni di grammatica. Alfredo Giovine, senza esagerare, merita molto di più e io suggerirei, oltre all’intitolazione, già avvenuta, della struttura del «Museo Bibliografico» (aperto in Casa Piccinni nel centro storico, in Vico Fiscardi, 2 inaugurato il 15 aprile 1999), dedicargli una biblioteca, una borsa di studio per scuole elementari e scuole medie, un concorso di poesie e canzoni dialettali, e un teatro (tempio della baresità). Ricordando Don Alfredo, per i cento anni della nascita mi piace chiudere con una lirica inserita nell’ultima pubblicazione già citata: «Il Dialetto di Bari». La poesia s’intitola “Desedèrie de BBare de na volde”, uno degli ultimi suoi componimenti poetici scritti, prima di lasciarci.

 

Desedèrie de BBare de na volde

 

Tènghe nu desedèrie

De frìttue e de popìzze

Allìiv’e ppulpe rizze

Sgaggliòzze n-guandetà.

 

Pò vògghie na tièdde

De rìse e de patàne

De cozze e melengiàne

Ca piàscen’assà a mmè.

 

Nu desedèrie forte

De famme na mangiàte

De chidd’asseduàte

Ca non ze scorde cchiù.

 

Pèrò de chisse cose

Iì renenziàss’a ttutte

Ce cchèssa BBara bbrutte

Ternàsse a premeggià.

 

Alfredo Giovine

 

 

La biografia dedicata al poeta-dialettologo è stata estratta da “Le Varìse” (Antologia di Poeti e Poesie Dialettali Baresi dalle origini ad oggi) di prossima pubblicazione a cura di Gigi De Santis.