Gino Boccasile

Gino Boccasileuna matita magica e illustre

115° Anniversario della nascita (19101 – 2016)

Un altro personaggio della città di Bari, che portò alto il nome del capoluogo pugliese in tutto il mondo è Gino Boccasile. Il 14 luglio ricorre la sua data di nascita (1901), oltre al presente sito è stato ricordato in un interessante articolo del fondatore e direttore responsabile Felice Giovine, sul terzo numero del periodico “U Corrìire de BBàre”. Siamo lieti e orgogliosi di ospitare la pagina de “U Corrìire” presentando uno dei più grandi disegnatori e cartellonista a livello mondiale, un barese doc.

“Av’arrevà la dì / Quanne le melanise / S’hann’a sendì de fotte / De non èsse barise” (Arriverà il giorno / Quando i milanesi / Si morderanno le mani / Di non essere baresi):

Soleva dire Alfredo Giovine con ammirazione, nei confronti dell’alacre lombardo, cui riteneva non fosse secondo il barese, e non per nulla lo abbiamo scelto quale sotto testata di questo “Corrìire”. Un detto quando mai azzeccato se si parla di Gino Boccasile, del quale desideriamo ricordare vita, opere e…

Giusto per rammentarlo ai non più giovani, Boccasile è quello delle “Signorine Grandi Firme”, l’ideatore della bimba “Paglieri” dell’agnellino “Lauril”, del “Formaggino Mio”, del “Tacete! il nemico vi ascolta”, per i baresi quello del Manifesto del Maggio di Bari (la conchiglia e la rosa), di una serie di cartoline per la Prima Fiera del Levante, ecc.I suoi manifesti, infatti, hanno tappezzato le strade di tutta Italia dal 1930 al 1950.

Gino Boccasile era nato a Bari il 14 luglio 1901, da Angelantonio, rappresentante di profumi e da Antonia Ficarella, in una casa di via Q. Sella. Studiò presso la scuola d’Arti e Mestieri esprimendo le sue non comuni doti di disegnatore. A 12 anni per un fatale incidente, mentre si dissetava ad una fontanina una goccia di calce viva gli cadde nell’occhio, privandolo della vista di quello sinistro.

Dopo la morte del padre, avvenuta a seguito dei patimenti della guerra e per evitare di pesare sulla madre che, nel frattempo si era risposata, decise di lasciare Bari e trasferirsi a Milano. Aveva 17 anni. Per vivere, meglio, per sopravvivere, modellava e dipingeva statuette di gesso per 12 centesimi al pezzo. Ma era dura.Aprile 2010

Iniziò a disegnare figurini e modelli di abiti femminili che un giorno propose al direttore di una casa di mode. Fu subito ingaggiato. Il suo stile personalissimo piacque immediatamente, incontrando il favore delle donne milanesi. A quel tempo si firmava Gi.Bi., perché così lo chiamavano parenti e amici: Gibì, e anche Fandor su “Papiol”.

Le vetrine che esponevano i suoi figurini erano prese d’assalto dalle signore che ne decretarono successo e notorietà. Anche “La Gazzetta del Mezzogiorno” in una nota del 13-06-1929, del corrispondente milanese, fece conoscere ai baresi quanto noto fosse diventato il loro concittadino, impostosi nel campo della moda.

Fra l’altro diceva: (…) «ora la tecnica e la moda impongono i grandi cartoni disegnati e coloriti da maestri, così pieni di movimento, che il pubblico si sofferma a guardare con visibile compiacimento. In questa arte che si dice difficile per la misura e il tono, a Milano ha conquistato il primo posto, il pittore barese Boccasile, ormai arbitro delle eleganze figuriste della capitale della Lombardia»…). «Ora Boccasile è una firma autorevole e può contare su un largo pubblico di ammiratori». I suoi disegni erano riportati su numerose riviste specializzate “Sovrana”, “l’Illustrazione”, “Fantasie d’Italia”, dettando legge nei gusti delle donne, ma anche illustrando nelle stesse, novelle e racconti.

Le cose andavano meglio, ma i suoi obiettivi erano altri. Decise di partire per l’Argentina, forse incoraggiato da Mauzan, che aveva incontrato qualche tempo prima, ma il soggiorno a Buenos Aires, durò poco. Era partito da solo, ma rientrò in compagnia. Aveva conosciuto la compagna della sua vita. Alma Corsi, che gli avrebbe dato 2 figli: Bruna e Giorgio. Subito dopo il rientro a Milano, ripartì per Parigi. Qui realizzò alcune copertine (splendide!) della rivista “Paris Tabou” e gli fu dedicata una personale, che i parigini apprezzarono. Ma anche il soggiorno parigino durò poco. Rientrato a Milano, costituì con l’amico Franco Aloi, una agenzia di pubblicità, la “Acta” in Galleria del Corso, dando finalmente sfogo alla sua vena creativa, quell’incredibile potenziale comunicativo di cui era dotato e che non avrebbe avuto pari. La genialità del suo tratto, delle sue immagini, riuscivano ad attrarre il frettoloso passante e a comunicargli in un attimo il messaggio per cui erano state create. Una comunicazione visiva di pronta presa con i personaggi che, ancora oggi, sembrano balzare, esplodere dal manifesto. Tanto che nel suo caso si è parlato addirittura di “Quarta Dimensione”.

Dopo l’articolo apparso ne “La Gazzetta” gli organizzatori della 1ª Fiera del Levante (1930) gli commissionarono una serie di cartoline per commemorare l’avvenimento. Arriviamo al 1937: il periodico letterario “Grandi Firme” di Pitigrilli (Dino Segre), viene rilevato da Mondadori e affidata la direzione a Cesare Zavattini che lo trasforma in rotocalco settimanale. Tra i collaboratori vi è Rino Albertarelli, il quale chiese all’amico Gibì di realizzare un bozzetto per la copertina della nuova rivista. Zavattini appena vide la creatura di Boccasile si rese conto di aver trovato quello che cercava. Nasce la “Signorina Grandi Firme”, fortuna della rivista e del suo creatore. In una intervista ebbe a dire «(…) a proposito delle mie copertine, molti si domandano dove trovo modelle con così belle gambe, ho già detto che considero le gambe come la cosa più importante nella donna, per me il corpo femminile non è altro che il resto delle gambe».

Di lui è stato detto: «Boccasile per costruire il corpo femminile di una donna non parte dalla testa. Prima costruisce le gambe e poi tutto il resto (…) per modellare corpi più vicini possibile al modello creatosi nella propria fantasia erotica con l’immaginazione della mente». Per la “Signorina Grandi firme” fu bandito un concorso cui parteciparono migliaia di donne per essere prescelte e fu scritta anche una canzone che ebbe notevole successo. La sua arte espressiva fu notata da Mussolini che lo chiamò per realizzare la propaganda del regime. L’impegno che profuse nel suo lavoro e la lealtà nei confronti di coloro che lo avevano ingaggiato e forse, una certa simpatia per il regime, gli procurarono non pochi grattacapi soprattutto dopo. Ma i buoni uffici di amici influenti riusciranno a cavarlo da seri impicci. La produzione di quel periodo (fascismo e repubblica sociale), meriterebbe un capitolo a parte.

Morì improvvisamente, a Milano il 10-05-1952, a soli 51 anni, per un attacco di bronchite e pleurite, lasciando incompiuto il suo ultimo capolavoro, il Decamerone, per il quale aveva disegnato oltre una cinquantina di tavole. Fra i suoi ultimi lavori è da citare la bellissima conchiglia con rosa realizzata per il Maggio di Bari del 1951. Gente Nostra, rivista cui Boccasile collaborava, ebbe a dire: (…) «Boccasile amò Bari fervidamente, appassionatamente, e Bari tace (…). Che cosa aspetta il “Maggio del 1954 a riservare una saletta dedicata a Gino Boccasile!!».

Bari aveva perso un figlio illustre, l’Italia aveva perso l’inventore delle “gambe”, il mago della cartellonistica, colui che aveva innovato la comunicazione visiva, il messaggio pubblicitario, con uno stile personalissimo attraente, unico, inimitabile, irripetibile. Personalmente gli ho tributato non pochi eventi, diverse mostre hanno celebrato il suo estro, vivo successo ebbe quella al Tempietto dell’Arte; un luogo raccolto, curato dall’editore-mecenate Nunzio Schena, e in quell’occasione l’allora direttore del Tg3 Lombardia Siro Brigiani, dette ampio risalto all’evento. Non va taciuto anche la partecipazione del sottoscritto ad uno “Speciale”, trasmesso il 27-09-2002 da Rai3. Solo recentemente, Bari gli ha dedicato una strada. Meriterebbe un Museo!

Le foto fanno parte della nutrita collezione di Felice Giovine, fondatore anche del sito www.centrostudibaresi.it

Felice Giovine Direttore responsabile de “U Corrìire de BBare”