L’apostrofo

L’importanza di un altro segno grafico, nella grammatica barese è “l’apostrofo”. Contrariamente alla trascrizione fonetica, nell’elidere una parola che termina con vocale e quella che segue incomincia anch’essa con vocale, usa il trattino (-): l-ànema mè (l’anima mia), past-e fasùle (pasta e fagioli). Nella linguistica barese d’uso comune è utilizzata l’apostrofo: «l’ànema mè», «past’e fasùle». La virgoletta (’) invece, è certamente eliminata, quando indica l’elisione vocalica o consonante iniziale di un termine: ’mba Cole (compare Nicola), ’mbèsce (invece), soprattutto quando le consonanti (m) e (n) in italiano sono precedute dalla vocale (i) e, scrivendo il vocabolo in dialetto, si vuol far notare che inserendo la virgoletta davanti alle due consonanti si elide la vocale (i) quando è risaputo che nell’ortografia barese la parola che inizia con la (m) o con la (n) seguite dalle consonanti (b), (d), (g) o (z), nella lingua italiana sono scritte inizialmente sempre con (in) ed è superfluo inserire l’apostrofo davanti alla (m) o alla (n). Esempi: ’mbarcàte (imbarcato), la grafia corretta è «mbarcàte», ’mbarà (imparare) meglio scrivere: «mbarà», ’ndesecà (intisichire) meglio scrivere «ndesecà», ’ngatenàte (incatenato) è più corretto scrivere senza l’apostrofo: «ngatenàte», ’nzalàte (insalata) è più corretto scrivere «nzalàte».
Sempre per una cattiva abitudine a proposito dell’apostrofo, ho notato nelle opere letterarie, titoli di farse, commedie e programmi televisivi, nelle insegne pubblicitarie, nonché nei siti web, scrivere l’articolo in dialetto (U) che in italiano corrisponde agli articoli determinativi singolare maschili (il, lo, l’) con l’apostrofo prima o dopo: (’U), (U’). Esempi: ’U marite, la grafia corretta è «U marìte» (Il marito); U’ settane, la grafia corretta è «U settàne» (Il sottano, basso che dà sulla via). Quando si usano gli articoli indeterminativi (nu = uno); (na = una); (n’ = n’) sono scritti erroneamente (’nu): ’nu sacche (un sacco), (’na): ’na vorse (una borsa),  (’n’): ’n’amìche (un’amica, un amico). Lo stesso vale per la (o) che nel dialetto barese, in posizione di preposizione articolata significa (al, allo) e alcuni continuano a scrivere la (o) inserendo prima o dopo un apostrofo (’o; o’). Esempi: O’ macijdde, la grafia corretta è «O macìdde» (Al macello), ’O stranjire, la grafia corretta è «O stranìire» (Allo straniero). Anche quando si usa la (m), davanti alla consonante (b) di mba (abbreviazione di compare), non deve essere posta l’aferesi: ’mba. L’apostrofo non va messo neanche davanti a (stu e sta = questo e questa). Esempio: ’stu fatte, meglio scrivere «stu fatte» (questo fatto), ’sta cose, è più corretto scrivere «sta cose» (questa cosa) e davanti a (nge = ci, ce), es.: ’nge vole, meglio scrivere nge vole(ci vuole), ecc. La regola è di non inserire in nessun caso l’aferesi avanti e dopo un articolo e davanti alle consonanti (m), (n), (s), perché oltre a essere un segno grafico inutile, sono convinto di presentare la scrittura e la lettura più spedita possibile de «Il Dialetto di Bari» e no: il mio, il tuo, il suo dialetto barese. Chiariamo in modo definitivo! Il Dialetto di Bari, come tutti i dialetti d’Italia, ha un proprio dialetto e no tanti dialetti di singoli poeti, scrittori, cittadini o paesani.