Lessico 2

a llatte d’acìidde locuz. – A latte d’uccello (linguaggio figurato). Far crescere, nutrire, allevare con il massimo delle cure un figlio o una figlia con cibi più ricercati e migliori e con molte attenzioni. es. “U crèssce a llatte d’acìidde” (Lo cura con cibi prelibati e con tutte le attenzioni).

bandèsche agg. – Sciocco/a; intontito/a; allocco e simili. È molto più usato al femminile: Incantata; imbambolata. es. “A ttè, ce stà ffasce a le m-bbìite com’a na bandèsche, assitte, spezzàte de gamme” (Dico a te, che stai facendo in piedi imbambolata, siediti!). Vocabolo prettamente barese.

caratìidde s.m. [dal lat. volg. “carrata, carràda”, botte trasportata su carro]. – Caratello. Botte di legno o di ferro più lungo che largo montato su traino, per la raccolta di liquami e acqua di fogna rimossi dai pozzi neri.

dìscia dìsce locuz. – Ciarliero, ciarliera; chiacchierone, chiacchierona; soprannome che viene attribuito a chi parla sempre stando a raccontare fatti, episodi e particolari di un argomento, anche quando va al di là di ogni limite di sopportazione.

èsse pezzidde locuz. (termine di medicina popolare). –  Còccige: osso all’estremità inferiore della colonna vertebrale. Molti anni fa, il popolino curava l’anzidetta malattia con strofinazioni di “diauuìcchie”: succo di peperoncino rosso piccante, e con applicazioni d’u stertùre, vale a dire, con cerotto medicato o erborato di marùgge (marrubio: pianta delle Labiate che cresce nei luoghi incolti; ha sapore acre e amaro, odore muschiato), ma con il solo risultato di alleviare le sofferenze.

fascenècchie s.f. – Tipo di pasta casalinga lavorata in casa preparata con la massa delle orecchiette. Si ottiene tagliano delle strisce di pasta, inserendo un ferretto adatto per arrotolare la sfoglia tagliando a lunghezza del dito indice (sette centimetri). Oggi si confeziona anche come pasta industriale denominata: casereccia.

gocce s.f. [dal lat. “gutta”]. – Goccia, stilla. Ha anche significato di «colpo apoplettico» che in dialetto si traduce: “Merì de gocce” (apoplessia fulminante, paralisi, accidente). Nella frase: “Gocce ha d’avè”, è spiegato in «ti colga un accidente». In un’altra frase viene manifestato con più forza la parola: accidente. “A ddò sì state pezzinghe a mmò? Gocce”. Un altro esempio di accidente è: “La sembatì iè parènd’a la gocce” (la simpatia è parente dell’accidente) ossia: l’amore è cieco, arriva all’insaputa della vittima. “Gocce” si traduce anche in spavento: “Com’u vedìibbe me pegghiò na gocce” (Come lo vidi mi spaventai). Più raro è l’uso per «mascherare» un simulatore: “Come iè?… Non de sìinde bbuène e va cammenànne?… Ne tìine de gocce!”  Nei rapporti con l’italiano, il “gocce” barese s’identifica con il termine medico del XVII secolo «goccia» (o «gocciola») con cui si indicava appunto «l’apoplessia».

iatà v. intr. [dal lat. “flatare”] – Soffiare. es. “Iatà u nase”  (Soffiare il naso); “iatà u ffuèche” (soffiare il fuoco).

lecìgne [dal lat. “lucìniolum”, diminutivo di lucìnium da lùceo «risplendo»]. – Lucignolo; stoppino di lucerne e candele; poi per estensione riferito all’intero lumino, e anche con il senso di luce fioca.

menduà v. tr. – Cacciare violentemente una persona; allontanare sgarbatamente; sbattere fuori casa un insolente.

nderlàmbe v.intr. [dal lat. “interlampāre”] – Lampo; lampeggiare; balenare.

o mòtte loc. [dal fr. “o motte” parola, vocabolo, voce]. – Sono soltanto parole; per scherzo, non risponde a verità. Es. “Nonn-è vvère, a la mamme, iè o motte” (Non è vero, alla mamma, è uno scherzo); “Ciò ca dìsce Chitane iè o motte” (Tutto quello che dice Gaetano non risponde al vero).

pendandìffe s.f. [dal fr. “pendentif” ciondolo]. – Gioiello, più specificamente, una pietra preziosa incastrata in una medaglia d’oro che la donna portava attaccata ad una lunga catenina anch’essa di oro.

quaquìgghie s. m. – Pozzanghera; acquitrino; confusione; letamaio. Nel linguaggio traslato assume significato di: situazione confusa creata da persona irrazionale, pasticciona o disordinata.

regghiètte s.m. – Orlo del panzerotto; piegatura: es. “O calzengìidde fange bbèlle bbèlle u regghiètte o se no u ddinde ièsse tutte da fore acquànne frisce” (Al panzerotto se non gli fai per bene l’orletto, la piegatura, gli ingrediente durante la frittura, fuoriescono).

sedetùre s.m. – Inquilino. È probabile che sedetùre provenga da sede; risiedere con diritto in un determinato luogo. Infatti, il Sedile non era altro che la residenza di chi comandava la città con pieni diritti e non un posto dove si andava a sedere per prendere il fresco la sera come anni addietro qualcuno credette. 

trettevàgghie s.f. (termine scientifico “pipistrellus” specie di animale appartenente alla famiglia dei chirottero). – Pipistrello. Nel linguaggio figurato era indirizzato come soprannome a persona femminile: storpia che non si lavava mai e puzzava come un cane morto.

uagghiòne s.m. – Confidenza; abuso; burla; caricatura. Oggi viene sostituito dalla locuzione dialettale più spinta: “a la chegghiòne” (a caricatura). es. “Sò  sciùte da Cellùzze a ddìnge u fatte de la bececlètte e ccudde l’ha pegghiàt’a la chegghiòne” (Sono andato da Francesco a raccontargli quanto successo a proposito della bicicletta e quello l’ha ritenuta una caricatura, burlandosi di me).

varvaràse s.m. – Specie di orco; mostro spaventoso delle fiabe che mangia i bambini. Una volta era l’espediente delle mamme per far addormentare subito i loro figlioletti. Sinonimi: “grassemàne; “papùnne.

zefùnne (a) = loc. avv. (si pronuncia con la  “z” sorda) In abbondanza; a profusione; copiosamente. Termine molto usato quando piove in gran quantità: “Stà cchiòv’a zefunne” (sta piovendo a dirotto; piove a catinelle). Il vocabolo è sempre accompagnato dalla preposizione semplice «a».

La ricerca dei lemmi è stata facilitata dai libri della «Biblioteca dell’Archivio delle Tradizioni Popolari Baresi» di Alfredo e Felice Giovine(fondata nel 1960), da “Voci, locuzioni, espressioni nell’uso popolare antico e moderno della lingua barese” del «Centro Studi “Don Dialetto» diGigi De Santis (1976-2010), consultazioni dei glossari baresi e di alcuni vocabolari e glossari di paesi e città della Puglia.