Riflessioni sul dialetto 4

1) Il dialetto barese, al pari di tutti gli altri, si va trasformando, non muore: morrà il giorno in cui mancherà l’ultimo abitante, ciò che non pare probabile.

(Armando Perotti: Bari dei nostri nonni,  Corriere delle Puglie, Bari 14/7/1907)

2) Il segreto dell’arte dialettale, non è l’esporre la frase, così come la parla il popolo, bensì come esso la sente. Engardo: Dalla prefazione del poema di Gaetano Granieri,  Bari 1912)

3) Non si creda che i dialetti siano destinati a sparire, se mai si moltiplicheranno, pur tenendosi stretti alla lingua <scritta> di Dante.
(
Francesco Babudri: Metropoli 27/5/1960, Bari

4) Il dialetto nasce con noi, dentro di noi, la lingua bisogna conquistarla nel suo obbiettivo valore, anche se la si parla dalla prima infanzia.
(
Rosaria Scardigno: Molfetta allo specchio, Molfetta 1963)

5) …Io credo che il poeta dialettale può e deve restare fedele al suo dialetto, se non lo fa, rischia di offrire ai suoi lettori, componimenti redatti o un dialetto annacquato o in un italiano adulterato.  (Oronzo Parlangeli: Per una carta dei dialetti italiani, 1965)

6) Il dialetto è un benemerito dell’unità degli animi, anche la sua funzione riesce altamente dignitosa. Chi può negare, per esempio, tutto il calore che deriva dal dialetto?
(
Sac. Dott. Filippo Roscini: Così Parlava Matteo Spinelli – Giovinazzo 1968)

7) Dal dialetto parlato si può partire per apprendere meglio e più efficacemente l’italiano e le altre lingue.  (Vittorio Tinelli: Da un dialetto all’italiano, all’uomo, Noci 1984)

8) Il dialetto nelle scuole è quasi sempre bandito, quando potrebbe servire anche a imparare meglio l’italiano. (Daniele Giancane in “La Gazzetta del Mezzogiorno” 28-03-1985)

9) …Anche la scuola per lungo tempo, ha favorito una politica antidialettale e, sola nel 1979, con l’approvazione dei nuovi programmi della scuola media dell’obbligo, ha riconosciuto uno spazio adeguato, nella prassi didattica, allo studio scientifico dei dialetti che vanno analizzati; come la lingua, con gli strumenti della linguistica…Il dialetto s’identifica come tradizione culturale e memoria storica.
(
Gazzetta del Mezzogiorno: 13/12/1986, Prof. Saverio Panunzio, docente di filologia romanza presso l’Università di Bari)

10) Il dialetto dev’essere liberato dalle strettoie della noncuranza, della dimenticanza, del disuso e riproporlo all’attenzione di tutti quale patrimonio culturale che i nostri padri ci hanno tramandato, cogliendo palpiti di vita, usi, costumi e mentalità del nostro passato.
(
Prof. Mauro Zaza: Dal 6° concorso di poesia, prosa e inediti dialettali molfettesi 4/12/1986)

11) Il linguaggio del dialetto non è difficile, non è distaccato dalla vita reale, anzi è assai aderente ad essa, potendone esprimere meglio le cose, i fatti, i vari motivi.
(
Domenico Breglia: Quando, dove e perché va usato il dialetto, estratto dal vol. “Tradizioni Popolari” 23-24 maggio 1986)

12) …Il dialetto non è la «parlata di cui vergognarsi; il linguaggio degli umili e degli analfabeti come ci hanno inculcato con sussiego nell’infanzia»; al contrario, «come l’inconfondibile profilo architettonico di ogni città, la parlata dialettale caratterizza e distingue ogni comunità e ne esprime il fervore dell’intelligenza, la ricchezza dell’esperienza, l’orgoglio e il vanto della più antica origine». Ecco perché il dialetto va ricercato, conosciuto, trasmesso, apprezzato nella sua valenza culturale, nella sua suggestione di lingua viva e vitale.
(
Gazzetta del Mezzogiorno: 18/1/93, Michele Cristallo; Dal Lessico del Dialetto Barlettano di Nicola Tarantino (medico) 1987)

13) Il mantenimento di una parlata dialettale significa conservazione di quella identità culturale, espressione di «autonomia» e di protagonismo della propria storia.
(
Dal volume: Grammatica della lingua rubastina, Angelo Tedone, Ruvo 1990)

14) Al dialetto sia lasciata la dignità di libera lingua popolare adatta alla conversazione tra conoscenti, o quanto meno alle effimere composizioni fatte per ravvivare il brio conviviale, con la ricchezza di un’arguzia spontanea, impossibile a riprodurre con la lingua letteraria.
(
Dal volume: Dalle origini del dialetto pugliese, Stefano Leonardo Impero – Editore: Schena, 1990)